Banda della Scuola Popolare di Musica di Testaccio

Io, Democrazia

Progetto "Io, Democrazia (Storie e canti di libertà)" - Intervista a Simone Masi, Presidente della Banda della Scuola Popolare di Musica di Testaccio.

di Michele Lembo (Radio Radicale), 15 dicembre 2017

(Michele Lembo): Siamo in collegamento con Simone Masi che è il presidente della Banda della Scuola popolare di musica di Testaccio e con Simone Masi vogliamo parlare di un progetto, di cui appunto è protagonista, come presidente della banda di cui stiamo parlando. Un progetto che si sta svolgendo nelle scuole romane, nei licei romani. Simone di che cosa si tratta?

(Simone Masi): Noi presentiamo con questo progetto le musiche e i canti che hanno accompagnato, durante due secoli, le aspirazioni delle classi subalterne, delle masse, dei cosiddetti deboli. Quelli che non detenevano il potere per capirci, ma che pian piano, in un lungo processo, hanno poi conquistato progressivamente le libertà democratiche e infine la Repubblica. Infatti il percorso che raccontiamo con questi canti va dalle repubbliche sorelle della fine ‘700, repubbliche che nascono all'indomani della Rivoluzione francese, per poi procedere attraverso Risorgimento, prima guerra mondiale e Resistenza, fino alla Costituzione e quindi anche fino alle sue prime contraddizioni, come per esempio l'emigrazione. Questo progetto consiste in una presentazione di tutto questo agli studenti dei licei romani…

(M.L.): Ho capito.

(S.M.): … a cui distribuiamo un CD che vale anche come sussidio didattico, e facciamo anche una vera e propria drammaturgia di questi canti. E’ una donna: “Democrazia”, che racconta la sua storia…

(M.L.): Ho capito, questo fa parte anche un po' della “performance” che fate nei licei romani.

(S.M.): Sì esatto. E’ uno spettacolo in cui le parole cedono lo spazio alla musica nel momento in cui le parole non sono più in grado di veicolare dei messaggi perché la musica in qualche modo va al di là della parola, che ha un significato comunque definito. La musica è qualcosa a cui la parola affida poi il compito di andare oltre. Questo è un tipo di ricerca, e forse è una cosa di cui bisogna parlare, una ricerca che è stata inaugurata da Giovanna Marini. Giovanna è una grandissima musicista, ricercatrice di canto popolare e di tradizione orale, e che dall'inizio degli anni ‘90 ha iniziato, col maestro della Banda Silverio Cortesi, ad arrangiare tutti questi brani musicali per Banda e Coro, che sono due organici della Scuola.

E queste sono musiche splendide, dei più svariati stili e provenienze: ci sono inni, ci sono lamenti, invettive, ci sono canti di lavoro … per cui si sente l'eco della musica colta, di Verdi per esempio, poi però quello che avviene è un continuo travaso tra espressioni artistiche colte e popolari.

(M.L.): Simone qual è il riscontro che avete dagli studenti romani che incontrate in questi concerti?

(S.M.): Guarda, è un riscontro anche sorprendente, anche se noi abbiamo creduto sin dall'inizio su questo progetto quindi è una sorpresa in qualche modo attesa. Diciamo innanzitutto che c'è un'empatia che si crea con i ragazzi perché notiamo proprio a pelle un entusiasmo anche dovuto al fatto che noi ci presentiamo come organico, come un gruppo di persone, unito. Si vede che ci divertiamo quando suoniamo. Non solo. Suoniamo degli strumenti dal vivo, sono strumenti veri quelli che suoniamo, forse i ragazzi non sono nemmeno tanto abituati a sentire un rullante, un sassofono, una tromba. Poi distribuiamo dei questionari per sapere cosa gli è piaciuto, cosa gli è piaciuto meno, cosa suggeriscono, e sono uscite fuori delle risposte molto significative perché apprezzano il modo, tra virgolette, “leggero” di trattare argomenti che in genere sono abituati a viversi in maniera un po' pesante, tradizionale e un po’ razionale.

(M.L.): Ecco, questo progetto, ce l'hai detto Simone, si chiama “Io, Democrazia”. Questo tema voi lo raccontate, come ci hai spiegato, anche dal punto di vista storico. Le reazioni quali sono state, sul tema particolare della democrazia?

(S.M.): Sì, questa è una domanda molto interessante e importante per cui posso partire dalla premessa di questo doppio CD che abbiamo pubblicato. La premessa comincia così: “La democrazia, lo Stato di diritto e i diritti riconosciuti dalla nostra Costituzione: da dove vengono? Come ci siamo arrivati?” Queste sono le domanda da cui muoviamo. E abbiamo notato uno strano paradosso per il quale un popolo democratico, se ci pensiamo, dovrebbe pensare se stesso. Dovrebbe decidere, valutare, votare e partecipare. Ma come fa un popolo a fare tutto questo senza sapere la propria storia? Cioè non dico una storia antica, la preistoria, ma almeno la storia che è fondativa della propria appartenenza ad una comunità nazionale sovrana e quindi almeno gli ultimi due secoli. Voglio dire, è come se una persona, un soggetto, potesse vivere senza ricordare che cosa ha fatto quand'era bambino, non so se ci siamo capiti.

(M.L.): Sì sì, certo

(S.M.): Questa ricerca della democrazia abbiamo visto che in realtà è una storia di continue ribellioni, ma ribellioni in senso positivo, perché il sistema in cui si stava, a partire dall’ancien régime: nobili, clero … non andava bene. Questo a partire dall'ancien régime settecentesco. Ma poi le ulteriori istanze di giustizia sociale, di democrazia sostanziale e non solo formale, hanno informato l'azione di ulteriori movimenti, di ulteriori lotte per cui diciamo che il motore di questa storia è un po’ una ribellione, una reazione all’ingiustizia. Ed è un po' il motore della trasformazione, e della conquista delle libertà di cui godiamo.

(M.L.): Simone invece il rapporto con i docenti nelle scuole, come lo state vivendo?

(S.M.): Posso rispondere da due punti di vista.

Innanzitutto c'è un punto in cui facciamo leggere dei passaggi della Costituzione e anche dello Statuto Albertino, li facciamo leggere a degli studenti o a dei docenti, a seconda delle scuole e, in quel momento il docente, quando enuncia queste due carte fondamentali, diventa protagonista anche sulla scena, non so come dire. Abbiamo visto che molti professori vengono proprio amati dagli studenti quando vengono visti in veste di propositori non solo di nozioni ma che facciano parte di una scena, che raccontino una storia. Questa è una prima cosa che mi ha stupito, che mi ha sorpreso favorevolmente. E l’altra sono poi i docenti che vengono dopo lo spettacolo - ma anche prima perché noi parliamo con loro anche prima - vengono e vogliono sapere meglio che cosa facciamo, che cosa faremo, ci continuano a chiedere e quindi sono incuriositi anche dagli sviluppi del nostro lavoro e da dove esso viene.

(M.L.): Simone ci avviamo alla chiusura di questa intervista in cui abbiamo parlato di questo progetto, lo ricordiamo della Banda della Scuola popolare di musica di Testaccio il cui titolo è “Io, Democrazia”. In questi giorni state facendo questi concerti che stanno per finire. Ecco, chi volesse ascoltare vi può raggiungere sia negli appuntamenti che mancano (e magari ce li puoi elencare) e poi dirci…

(S.M.): Manca solamente quello di domani che è al liceo Croce Aleramo, ma sono comunque concerti ovviamente per gli studenti e non sono aperti al pubblico. A questo proposito mi preme ringraziare veramente e di tutto cuore il Ministero dei Beni culturali perché questo progetto di ricerca, che noi avevamo iniziato da molti anni, il Ministero lo ha finanziato. Abbiamo partecipato a dei bandi di concorso e siamo risultati aggiudicatari di contributi alle spese da parte del Ministero dei Beni culturali, che evidentemente ha capito il valore di questa ricerca sul nostro patrimonio musicale tradizionale e ha anche capito il fatto che se non lo portavamo ai ragazzi sarebbe rimasto un patrimonio che rischiava di perdersi e di non essere conosciuto. Questo lo devo dire veramente con grande piacere, con grande gratitudine, e riconoscimento.

(M.L.): D'accordo Simone allora per le altre informazioni immagino che nel sito della Scuola di musica di Testaccio…

(S.M.): Sì. La Banda ha proprio un sito che è www.bantatestaccio.it, la nostra associazione è ospitata e comunque è vicinissima alla Scuola popolare di musica di Testaccio. Noi siamo la banda della scuola e siamo strutturali in un'autonoma organizzazione, e comunque veniamo da quell'esperienza lì e ne facciamo parte tuttora.

(M.L.): E allora ringraziamo davvero molto Simone Masi, il presidente della Banda della Scuola Popolare di Musica di Testaccio con il quale abbiamo appunto parlato.

(S.M.): Un’ultima cosa vorrei aggiungere. Un saluto speciale a Giovanna Marini e un saluto speciale ai nostri amici del Coro Inni e Canti di Lotta che è con noi nel progetto. Giovanna Marini è la maestra un po’ di tutti noi, quindi saluto sia l’una che gli altri e li ringrazio per tutta questa ricerca che facciamo insieme.

(M.L.): E grazie davvero molte a Simone Masi per questa intervista.

(S.M.): Grazie a voi, grazie!