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Intervista a Silverio Cortesi
- Quando eri ragazzo hai suonato in una banda?
- No, non ho neanche una esperienza giovanile
di banda, questa è la prima.
- Quali sono state le tue esperienze musicali?
- La mia formazione musicale è comunque
avvenuta in grandi organici, gruppi di 12, 16
persone. Non ho mai suonato in piccoli organici,
non ho mai avuto un quartetto, per esempio.
- E quali sono i grandi organici in cui hai
suonato?
- Fammi ricordare. Nel 1974 nella Folk Magic
Band, nel 1977 nel gruppo che poi si è
progressivamente trasformato nella Grande Orchestra
da Ballo 3 o 4 anni dopo la sua nascita, nel 1982
nei Radio Boys che poi non era altro chela rifondazione
della vecchia Orchestra da Ballo. Nello stesso
periodo, nel 1981, 82 nella Big Band di Bruno
Biriaco organizzata dal St. Louis, quando hanno
cominciato a fare i soldi sono andato via, naturalmente.
Infine, nel Lab 2 per due anni e altre esperienze
come lorchestra del Campus di Latina organizzata
dal Ole Jorgensen.
- Quando è nata lidea della banda?
- Nellinverno del 1986, stavo in pullman
tornando da Amburgo dove avevamo cantato il Requiem
di Giovanna Marini, siamo passati vicino al filo
spinato che divideva la Germania est e ovest e
mi è venuto in mente di mettere su una
banda con il materiale esistente.
- Cioè?
- Con gli arrangiamenti dei maestri precedenti,
ce nerano 18 o 19 arrangiamenti di Marco
Tiso, 16, 17 di Stefano Pogelli e circa 12 di
Tommaso Vittorini.
- Perchè proprio con quel materiale?
- Mi sembrava una sciocchezza non utilizzare
un patrimonio manoscritto pensato per un organico
specifico.
- E non ti sentivi un po in colpa?
- Sì, per un periodo mi sentivo un po
in colpa: mi stavo impossessando di un tesoro
che gli altri avevano abbandonato.
- Perciò allinizio ti sei trovato
il lavoro già fatto?
- Ho dovuto lavorarci molto: ho raccolto tutto
il materiale, le partiture e le parti che stavano
sparse qua e là, lho ripassato tutto,
ho corretto una serie di errori, ho fatto un lavoro
di collazione, di recupero.
- E lorganico?
- Lho copiato pari, pari da quello precedente.
- In pratica, come ti sei mosso?
- In quel periodo si occupava del servizio stampa
Giuppi Paone che ha fatto uscire sulla Repubblica
un articolo di 3 o 4 colonne che è servito
come lancio pubblicitario
- Ma come hai reclutato i bandisti?
- Il ragionamento che ho fatto era questo: in
un paese di 3 mila abitanti cè una
banda di 30 persone, a Roma ci sono 4 milioni
di abitanti, dovrebbero venire almeno 40 mila
persone. Naturalmente era un ragionamento a cazzo.
Inoltre, quanta gente cè a Roma
che ha vissuto in paese fino a 30 anni e poi è
venuta a Roma per lavorare come bidello o come
impiegato e che ha messo il bassotuba o il bombardino
nellarmadio e che ha voglia di fare una
suonata?
- Si è dimostrato giusto il tuo ragionamento?
- Beh, in parte direi di sì. Attualmente
più della metà dei bandisti non
proviene dal vivaio della Scuola. Molti hanno
fatto il percorso inverso, dalla banda ai corsi
della scuola.
- Chi, ad esempio?
- Tommaso Priori, Renata Comandini, Amedeo Frapparelli.
- E i "bandisti di paese" ?
- Allinizio sono venuti, ce nerano
7 o 8, però non hanno resistito, tranne
Pierino La Marra
- Secondo te, per quale motivo?
- Mah ...... un po per il repertorio, avevano
in mente le marce; alcuni, forse, non concepivano
di non essere pagati e invece dover pagare la
quota e poi, comunque, il clima diverso, nonostante
le intenzioni non è stata mai una banda
tradizionale.
- Quali sono stati i primi pezzi suonati dalla
tua banda?
- Ho cominciato con i pezzi di Vittorini: Paris
Canaille, Festa delle Rocce..., e quelli che sono
i classici della Banda SPMT.
- Perché ?
- Perché sono pezzi che funzionano, facili,
belli.
- Gli altri?
- Quelli di Tiso sono più raffinati ma
una minima carenza di organico li mette in crisi
perché ci sono parti per strumenti solisti.
Quelli di Pogelli invece sono delle vere e proprie
riorchestrazioni.
- Scusa, torniamo indietro. Che caratteristiche
dovevano avere gli "aspiranti " per entrare nella
banda?
- Sai, per me è stata importante la definizione
che Stefano Pogelli dava della Grande Orchestra
da Ballo che per un periodo di tempo ha suonato
per mezza Italia:" sicuramente non è la
migliore orchestra del Lazio ma sicuramente è
la più rumorosa". Io volevo avere un gruppo
grosso, non mi interessava che fosse eccezionale,
mi interessava che facesse casino musicale, quindi
non cercavo la professionalità ma la voglia
di suonare. Anche se mettevano una stecca, andava
bene lo stesso, purché non si demoralizzassero.
Infatti, la Banda inizialmente era formata da
amatori che lo strumento lo tiravano fuori una
volta alla settimana. Ora la situazione è
cambiata, ci sono una quindicina di ragazzi che
studiano
- E nellambito della scuola?
- A scuola vigeva una regola: chi voleva fare
una cosa la faceva a suo rischio e pericolo e
basta; ed io sono stato forse uno degli ultimi
che cè riuscito, naturalmente dandomi
la disponibilità di spazi, di orari ed
economica. Lanciai lidea e naturalmente,
ebbi un ferreo oppositore in Massimo Monti. Ricordo
che quando mi venne in mente stavamo sullautobus
ed ero seduto accanto a lui e fu il primo a cui
lo dissi.
- Ti ha fatto opposizione perché lui
è sempre bastian contrario o perché
era realmente scettico?
- No, così... Comunque, nel complesso,
allinizio non è stato un gruppo che
ha goduto di tanti vantaggi. Per me era ormai
un fatto personale, nel direttivo io portavo sempre
largomento banda e Massimo Monti e Aurelio
Tontini erano contrarissimi, mi toglievano sempre
la parola e quando cominciavo a parlare mi facevano
ostruzione. Mentre un appoggio forte lho
avuto da Antonella Telamonti che ci ha sempre
creduto e lha sempre appoggiata.
- Ma perché tutta questa ostruzione?
Forse perché era un gruppo aperto a tutta
la città e non solo
interno alla scuola?
- No, anzi... da questo punto di vista era sentita
come il " fiore allocchiello " della scuola
nei
confronti della cittadinanza.
- E allora?
- Forse perché avevano visto crollare
le bande precedenti che erano di grande qualità,
forse perché
non avevano fiducia in me..........
- Quando vi siete riuniti per la prima volta?
- Il 6 dicembre 1986, era lappuntamento
per tutti quelli che avevano letto larticolo
sul giornale, i manifesti e le locandine sulla
strada.
- Quanti eravate?
- Non me lo ricordo ma il numero era cospicuo
ed è andato aumentando.
- Quando avete fatto la prima suonata?
- La prima suonata labbiamo fatta a febbraio
1987, per l Enaoli, la cooperativa per lhandicap
che doveva raccoglierei fondi per comperare un
furgoncino attrezzato per il trasporto degli handicappati.
Abbiamo suonato i pochissimi pezzi che avevamo
in repertorio.
- Ti ricordi se già a quei tempi si
poneva il problema di quando andare a suonare?
- No, no. La voglia di andare a suonare era tanta.
- Ti ricordi qual è stato il primo
concerto pagato?
- No
Insieme ricostruiamo che forse il primo concerto
pagato è stato quello a Piazza Navona il
30 novembre 1988 per linaugurazione dellAnno
mondiale della sanità per il Circolo Culturale
Mario Mieli.
Abbiamo poi ricordato i concerti a Nemi, la
prima volta con il coro nel 1987, già suonavamo
lInno dei Malfattori, O Venezia, Addio Lugano,
poi gli anni successivi alla Sagra delle fragole,
la prima volta senza divisa, lanno dopo
con i gilet e la paglietta, forse proprio per
quella occasione abbiamo comperato le divise perché
senza non ci volevano. Suonavamo camminando su
e giù per il paese "Festa delle Rocce"
mentre le ragazze in costume ballavano; forse
sempre per quella occasione abbiamo fatto le prove
di marcia al Campo Boario.............
Silverio ricorda che:
- Una delle prime uscite di questa banda è
stata per andare a fare una serenata a Piazza
Caduti della Montagnola con Maurizio Cetrini che
cantava " I te vurria vasà" perché
la banda precedente ne aveva fatte un paio e così
si è cominciata a spargere la voce che
la banda faceva le serenate.
- Chi scrisse larrangiamento di I
te vurria vasà?
- Io
- Poi scrivesti le cose per la RAI
- Sì, il Minicanzoniere. E poi i due pezzi
di San Valentino. La prima volta che siamo andati
alla Rai successe una cosa bellissima che voglio
raccontare.
Provammo per 3 o 4 mesi il pezzo da portare alla
Rai, il Minicanzoniere. Fu un lavoro molto impegnativo,
sembrava non se ne uscisse più. Poi per
motivi vari la data fu rinviata diverse volte,
quindi lattesa fu grande. Quando finalmente
arrivammo, i tecnici dissero che Daniele Tittarelli
e Serena Cataldi non potevano salire sul palcoscenico
perché erano minorenni e non cera
il nulla osta dellIspettorato del lavoro.
I ragazzi si misero a piangere. Venne da me Simona
Marchini che mi disse di suonare senza i ragazzi.
Le risposi che non era assolutamente possibile
e che piuttosto non saremmo andati in scena. Ma
anche questo non era possibile, eravamo in scaletta
ed eravamo previsti dopo pochi minuti. Telefonai
allora ad una persona che conoscevo nel Consiglio
di Amministrazione della Rai. Non si prese la
responsabilità e mi dette, comunque, un
numero telefonico dicendomi che era del dott.
Manca. Io ignorante come una capra telefonai.
Mi rispose la segretaria, esposi il problema parlai
con il dott. Manca. Dopo cinque minuti tutti scattavano
sullattenti quando passavamo . Naturalmente
andammo tutti in scena. Non sapevo che Manca fosse
il direttore della Rai.
- Scusa, prima hai detto che hai sfruttato
i manoscritti dei maestri precedenti e che addirittura
ti sentivi in colpa , ma mi sembra che hai cominciato
con quelli ma hai anche iniziato subito ad arrangiare
dei pezzi per la banda: I te varria vasà,
il Minicanzoniere, Nemi Nostro , San Valentino,
e questo già nei primi due anni.
- Sì, sì è vero.
- Cambiamo argomento. Ci sembra di poter individuare
due tipi di "attività concertistiche" della
banda, quelle di "volontariato", in cui prevale
il desiderio di stare insieme e di "fare un servizio"
come ad esempio il concerto per lEnaoli,
e quelle "commissionate" il cui risultato è
di immagine, come il concerto alla Rai. Tu come
senti lumore della banda in queste due diverse
situazioni?
- In ogni caso di grande entusiasmo, la voglia
di suonare cè sempre stata. Se è
una delle caratteristiche della banda quella di
fare "i servizi", di suonare nelle piazze, questa
è, da questo punto di vista, una vera banda:
la disponibilità, il livello di partecipazione
è altissimo, magari non cè
lorganico ma il grado di adesione è
sempre molto alto. Lo stesso vale per" i concerti
commissionati". Prima di quelle occasioni tutti
vengono alle prove, studiano i pezzi nuovi; il
fatto di avere delle scadenze mi rende nervoso
e un po nevrotico perché voglio fare
bella figura ma fanno bene alla banda. Ha ragione
Pierino quando dice che bisognerebbe fare un concerto
al mese.
- Se tu ripensi alla storia della tua banda,
la vedi come un tuttuno che si è
andato man mano modificando o ne individui delle
tappe?
- Individuo chiaramente tre periodi. Il primo,
quello di tiraggio, la formazione dellorganico,
il consolidamento di 10, 12 pezzi di repertorio.
Questo periodo per me è stato un periodo
di grande entusiasmo, ma anche di grande dispendio
di energie fisiche. Per dire, quando dirigevo
Bess you is my woman now mi facevo male alle braccia
e alle spalle. E questo periodo è durato
2 o 3 anni. Il secondo da parte mia è iniziato
con un periodo di stanca, ho lavorato moltissimo
per arrangiare nuovi pezzi, preparare le parti,
organizzare i concerti, ho avuto una crisi di
"pogellite acuta", ero esaurito, ma nel frattempo
ci siamo autoorganizzati, abbiamo cominciato a
distribuire qualche compito, e sono stato sollevato
da una serie di incarichi, autoorganizzazione
che ha portato alla costituzione dellAssociazione
nel 1990 e penso che, se non avessi avuto allora
la collaborazione di Giulio, non saremmo andati
avanti. Inoltre quellanno la Banda ha guadagnato
20 milioni, abbiamo comperato il bassotuba, le
divise, abbiamo fatto la gita a Morro dAlba,
abbiamo trovato una serie di diversivi, per cui
è diventato piacevole, una serie di cose
che alla fin fine mi hanno gratificato. E
stato questo il periodo della grossa coesione
tra i bandisti. Il terzo periodo è quello
attuale, in cui stiamo provando a dividere anche
la direzione artistica con Claudio..........
- Questa è cronaca, a noi interessa
la storia. Uno dei motivi che ci ha spinto a fare
questo lavoro di ricerca, di studio sulla banda
è che abbiamo limpressione che abbia
delle caratteristiche non solo musicali ma sociali
non comuni ad altri gruppi anche della scuola
che "attraggono" o che "respingono". Ci sono persone
che desiderano entrare nella banda e fanno file
di attesa di anni sperando che si liberi un posto
e ci sono persone che vengono, assistono a qualche
prova e poi spariscono. Una delle caratteristiche
che noi abbiamo individuato è lindubbia
coesione che cè tra la maggior parte
dei bandisti, laltra è il livello
culturale, che è piuttosto alto. Sei daccordo?
- Sì, senzaltro, rispetto a qualunque
altro organico
Comunque, io questo problema non lo sento mi
ci fate pensare ora voi ma non ritengo che la
coesione ed anche il livello culturale possa essere
visto come un respingente neppure peri bandisti
di paese. I motivi per cui se ne sono andati io
penso siano diversi: abitudini diverse, nelle
bande di paese, ad esempio, dopo aver suonato
si mangia tutti insieme, cè il banchetto;
il fatto di non fare i servizi religiosi, di non
marciare, di non avere una divisa molto tradizionale,
il repertorio non proprio tipico da banda, oppure
non gli piaceva come dirigeva il Maestro......
4 novembre 1994
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