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Quando sei entrata in banda:
motivi e ricordi.
Sono arrivata in Banda nel dicembre
1990, spinta dal mio insegnante di sassofono dellepoca
che sosteneva che era giunto il momento di suonare
insieme a qualcun altro oltre che a casa da sola.
Studiavo il sassofono da tre anni
Ricordi le tue prime prove
in banda?
Ero molto colpita dalla moltitudine
di gente diversa che gravitava intorno alla Banda
o che ne faceva parte attiva; mi sembrava incredibile
che il comune denominatore fosse il fatto di suonare
uno strumento. Provengo da una famiglia con poco
feeling musicale e, a 16 anni, ho deciso di iniziare
a studiare il sassofono un po per gioco
e un po per curiosità. Mi sembrava
incredibile di entrare a far parte di una realtà
musicale così eterogenea e variopinta come
la Banda. Per anni ho vissuto la Banda come un
sogno, soprattutto allinizio quando tecnicamente
mi sembrava di non meritare di essere dentro il
gruppo e così andavo a lezione e chiedevo
di studiare i pezzi della Banda; per molte settimane
ho portato a lezione "Chega de Saudade".
Ricordi il tuo primo concerto?
Sì, me lo ricordo. Siamo
andati a suonare alla manifestazione contro la
guerra nel Golfo, era il 16 gennaio 1991 e, alla
prova prima del concerto, Silverio rifletteva
sullopportunità o meno di suonare
in quelloccasione "America" di
Bernstein, qualcuno diceva di sì e qualcuno
di no e Silverio allora chiese a chi era per il
sì "perché sì?"
e a chi era per il no "perché no?"
Io mi ricordo che pensavo "
e se suonassimo
un altro pezzo?"; un po era lingenuità
dei miei 19 anni scarsi e un po la guerra
mi sembrava una realtà così lontana
che non potevo credere che ci sarebbe stata davvero.
Hai un ricordo particolare
della tua esperienza in banda?
Di ricordi legati alla Banda
ne ho moltissimi, daltro canto di cose in
quindici anni ne succedono tante. Un ricordo molto
nitido che ho è il viaggio a Chambery,
nellaprile del 1994. Era la prima volta
che ci invitavano allestero e a me sembrava
incredibile che volessero proprio noi. Tutti noi
eravamo euforici e ricordo che, una volta lì,
andavamo in giro per la città e ci fotografavamo
vicino ai manifesti che pubblicizzavano i nostri
concerti!
Quando e perché sei
entrata nel direttivo?
Sono entrata nel direttivo nel
febbraio 1997; mi sembrava doveroso fare per la
Banda qualcosa di più di quello
che già facevo, ossia suonare, o forse
mi sentivo in colpa per le mie scarse abilità
tecniche dellepoca (non che adesso io sia
una brillante solista ma almeno diesis e bemolli
cerco di metterli tutti!). La Banda è sempre
stata molto aperta rispetto a certe tematiche:
lingresso dei giovani nel direttivo è
sempre stato non solo ben accetto ma, anzi, molto
stimolato e leterogeneità dei bandisti
stessi ha sempre fatto sì che il direttivo
fosse lequilibrio fra lesperienza
dei "saggi" e lentusiasmo dei
giovani.
Racconta qualcosa della tua
esperienza nel direttivo.
Sono stata diversi anni nel direttivo
e ciò che mi ricordo sono le serate passate
a discutere di tanti, tanti aspetti che sembrano
avere poco a che fare con la nostra musica o con
i concerti e che invece fanno comunque parte della
nostra attività. Come ben sanno tutti coloro
che sono transitati per il direttivo, gli aspetti
pratici da considerare sono molti e spesso diversi,
essendo legati a situazioni specifiche.
La buona abitudine che il direttivo
ha sempre avuto è quella di incontrarsi
davanti ad un piatto di qualcosa di buono: si
sa, a stomaco pieno si ragiona meglio. Una volta
fummo invitati a fare il direttivo a pranzo a
casa di Pierino Lamarra: la signora Silvana, la
moglie di Pierino, preparò un pranzo pantagruelico
comprensivo anche di coratella! Che bontà
e, soprattutto, che mangiata
(grazie Silvana!)
Come mai sei diventata presidente?
Giulio dopo qualcosa come quindici
anni di presidenza aveva deciso di lasciare, voleva
dedicarsi di più alle questioni musicali
e di meno a quelle organizzative. Giulio per la
Banda ha fatto moltissimo e nessuno di noi se
la sentiva di raccogliere la sua eredità
probabilmente perché inconsciamente ciascuno
di noi si sentiva inadeguato dopo un presidente
così attivo e carismatico. Nel 1998 abbiamo
convinto Giulio a fare il presidente ancora per
un anno perché, come direttivo, volevamo
avere ancora un po di tempo per decidere
come affrontare questo cambiamento che spaventava
tutti. Non ricordo esattamente come sia andata
ma, dopo un anno di lunghe discussioni, nel 1999
sono stata eletta presidente della Banda. Come
ho più volte raccontato, da quel momento
ho iniziato un "corso di formazione"
da presidente tutti i sabati allora del
thè a casa di Giulio.
Racconta la tua esperienza
di presidente.
Come ho già detto, leredità
era ricca e pesante ma, col senno del poi, posso
dire che linsegnamento che ne ho ricevuto
è stato grandissimo. Innanzitutto, ho capito
che per fare qualcosa, qualunque cosa, è
necessaria la volontà ma da sola non basta,
serve anche il tempo; inoltre, ho capito che i
cambiamenti vanno metabolizzati e non basta averne
una visione analitica. Lessere umano è
tendenzialmente abitudinario e un cambiamento
costa fatica, figuriamoci se il cambiamento deve
essere assorbito da una intera banda! Giulio si
occupava di moltissime cose pratiche; io non ce
la potevo fare a mantenere la stessa quantità
di impegni e questa era una delle poche perplessità
che avevo avanzato in precedenza riguardo alla
mia candidatura a presidente. Nonostante ne avessimo
parlato molto nelle riunioni del direttivo, nessuno
di noi era pronto alla ripartizione dei compiti
per cui io mi barcamenavo, con fatica, fra il
lavoro per la Banda e la mia vita personale. Tra
laltro mi ero da poco laureata ed ero allinizio
della mia vita lavorativa. Dopo qualche mese di
rodaggio, ero riuscita a conciliare i miei due
lavori part-time con limpegno da presidente
della Banda. Questo equilibrio molto precario
è rovinosamente crollato proprio quando
professionalmente ho trovato un impiego confacente
al mio percorso formativo: il nuovo lavoro, bellissimo,
interessantissimo e quantaltro, prevedeva
però la metà del tempo speso in
trasferta in giro per lItalia o, qualche
volta, per lEuropa. Inoltre, le trasferte
erano pianificate di mese in mese e svolte su
base settimanale per cui di fatto non era realizzabile
lipotesi di delegare qualcuno a fare le
veci del presidente una settimana sì e
una settimana no. Questa particolarità
lo rendeva assolutamente inconciliabile con lattività
di presidente, in unepoca in cui i cellulari
erano ancora poco diffusi. Nel febbraio del 2000,
alla naturale scadenza del mandato, non mi sono
ricandidata a presidente.
Cosa ti ha lasciato questa
esperienza?
Nel febbraio 2000, dopo aver
lasciato la presidenza ed essere stata per diversi
anni nel direttivo, improvvisamente sono tornata
ad essere solo una strumentista della banda. A
dire il vero, nei primi anni di valigie preparate
e disfatte al ritmo sostenuto imposto dal lavoro,
non mi sono mai fermata a pensarci; quando ci
ho riflettuto erano già passati un po
di anni, mi ero già assuefatta a questa
"nuova" situazione tanto da vedere il
passato lontano e anche un po sfocato. Adesso
però so esattamente cosa cè
dietro ogni piccola attività della Banda
e quanto merito va a tutti coloro che si occupano
di tutte le questioni correlate con la Banda.
A volte penso che partecipare al direttivo dovrebbe
fare parte della formazione di ciascun bandista;
solo così ci si può rendere conto
di quanto lavoro occorre per ogni concerto e non
solo.
Non appena sono tornata a godermi
solo laspetto musicale della Banda, ho improvvisamente
avuto molta voglia di suonare ma, si sa, il sassofono
non va troppo daccordo con i viaggi, specie
di lavoro, per cui, dopo aver speso qualche mese
alla ricerca di una soluzione, ho acquistato un
flauto traverso. Grazie anche ad un fortunato
incontro con una bravissima insegnante e strumentista,
studio da più di cinque anni con molto
impegno e passione e soprattutto il mio flauto
è diventato il fido compagno di tante serate
solitarie in alberghi sparsi qua e là,
da Helsinki a Isernia, da Palma de Mallorca a
Latina. Una volta, in occasione della registrazione
del disco "Il fischio del vapore" di
Francesco De Gregori e Giovanna Marini, mi sono
fatta inviare da Silverio la parte via fax in
albergo ad Alghero: tutti gli ospiti di quei giorni
adesso conoscono a memoria la mia parte di "O
Venezia"! Sento molto forte il legame con
la Banda anche quando sono via.
Per me lesperienza in Banda
è stata molto formativa e continua ad esserlo,
sono arrivata in Banda giovanissima e ci sono
cresciuta dentro. Nella mia vita molte cose sono
cambiate (case, lavori, strumenti) ma la Banda
è sempre rimasta, anche se talvolta con
qualche nube passeggera. In fondo, se dopo quindici
anni il giovedì sera mi sembra che niente
valga la pena di perdere una prova di Banda, è
perché credo che tante belle esperienze,
occasioni, concerti, etc. etc. debbano ancora
venire!
Pensieri e riflessioni
Dopo quindici anni non posso
accontentarmi di scrivere solo quello che ho raccontato
fin qui; ora che ho cominciato a srotolare il
gomitolo dei ricordi non posso più fermarmi.
Negli anni ci sono persone e
avvenimenti che ho vissuto in modo speciale e
non posso fare a meno di condividere questi pensieri.
La Banda è un microcosmo
eterogeneo, è unentità dotata
di vita propria e non sempre gli avvenimenti vanno
nella direzione prevista; talvolta, accadono cose
che non avresti mai immaginato: una fra tutte
il viaggio in Israele. Sì, "viaggio"
e non solo concerti perché se da una parte
non posso descrivere cosa abbia significato suonare
a Gerusalemme dallaltra i giorni trascorsi
lì non sono stati solo quello. Sono stati
un vero viaggio nel senso di esplorazione e conoscenza
di luoghi, persone, musica, emozioni
In
quel periodo ero presidente anche se il progetto
era stato messo in piedi da Giulio con il precedente
direttivo, per cui ho vissuto anche il lato pratico
dellesperienza e non solo la dimensione
fantastica ed estatica dellavvenimento.
Come sempre accade, le cose pratiche sono meno
divertenti delle note o delle passeggiate al mercato
o di un panino con i falafel ma, ancora
adesso, mi sembra di sentire il profumo del mercato
con tutto il bagaglio di emozioni che questo mi
evoca
Oggi come oggi, la cosa che mi fa
più male è vedere quelle terre e
quelle persone dilaniate dal conflitto.
Un pensiero speciale è
per Pierino Lamarra, storico bandista nonché
Presidente ad honorem, che da qualche anno
ci segue con il cuore e ogni tanto lo vediamo
tra il pubblico dei nostri concerti. Pierino è
sempre stato un entusiasta della Banda e tutti
noi che siamo in Banda da tempo ci ricordiamo
le sue rime improvvisate: con grande abilità
poteva andare avanti tutta la serata componendo
a braccio rime "su misura" per ogni
occasione!
Lasciatemi concludere con una
dichiarazione di stima ed affetto per Silverio,
del quale sono sempre stata unammiratrice
per niente segreta, ed un grazie alla Banda per
il regalo speciale che mi ha fatto!
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